mercoledì 20 settembre 2023

Padre omofobo reversibile

Mi chiamo Silvia. Ho sempre avuto dubbi che mio figlio Alfredo fosse gay. Non si accostava mai alle ragazze ma piuttosto preferiva la compagnia maschile. In particolare, un tipo moretto, di nome Marco, veniva a trovarlo tutti i santi giorni. Un pomeriggio, ebbi la conferma di ciò che pensavo. La porta della camera di Alfredo era socchiusa e così potetti spiarli. Gli atteggiamenti erano inequivocabili, prima baci, poi mio figlio succhiò il cazzo all'amico. Si lasciò accarezzare il culo, prima di farsi trombare a pecorina e all'impiedi. Alfredo ricevette la sborra in bocca abbondante e venne a sua volta. Non avevo mai osservato scene del genere prima di allora ma devo ammettere che mi ritrovai con la fica bagnata. Quel rapporto mi sembrò naturale ma restava il problema di spiegare la situazione a mio marito Ennio e fare in modo che l'accettasse. Era un omofobo convinto. In condizioni normali, avrebbe buttato, come minimo, Alfredo fuori di casa. Non mi restava che affrontarlo nel contesto dove sono più forte, quello intimo, in cui lui prende dalle mie labbra. Gliene parlai a letto. All'inizio creò mille ostacoli tra cui la figuraccia eventuale che avrebbe fatto con i suoi amici, ammettendo l'omosessualità del figlio. Intanto ci scaldammo tra pompini, ditalini, leccate di fica, baci e, naturalmente, scopate. Fu lì che, piano piano, si sciolse, cominciò ad allentare la presa, a voler sapere quel che il figlio aveva combinato nello specifico. Ed io fui pronta a fornirgli tutti i dettagli. Gli dissi che avremmo potuto spiarli e interagire insieme mentre gli propinavo un pompino. Stimolai la sua voglia di trasgressione, la curiosità. Succhiai avidamente il suo cazzo e lo segai. Il pene cominciò a eiaculare all'impazzata, la fuoriuscita di sborra sembrava non avere una fine. La crema intrise completamente l'uccello e la mia mano. Mentre godeva, rincarai la dose, gli prospettai uno scenario inquietante in cui io avrei potuto aprire la porta e spingerlo, tutto nudo, nella stanza con i ragazzi. Quest'idea perversa aveva un fondamento: se Ennio non avesse vissuto l'esperienza del figlio, non avrebbe mai potuto capirlo e accettarlo davvero fino in fondo e ci sarebbero stati sempre litigi e discussioni, a scapito della pace familiare. L'unica soluzione era trasformare un padre omofobo in uno un po' frocio. Bhe, credo che siate curiosi di sapere cosa accadde. Come concordato, io ed Ennio spiammo i ragazzi. Ad un certo punto, spalancai la porta e spinsi dentro mio marito nudo. La libidine prevalse. Vi lascio immaginare cosa accadde in quella stanza. Posso solo dirvi che, tra le altre cose, quei tre diedero vita a un bel trenino: Marco inculò mio marito che, a sua volta, trombava Alfredo. Ed ecco che, finalmente, il padre comprese appieno le esigenze del figlio. Di fronte a quelle maialate, la figa cominciò a grondare. D'istinto, mi fiondai dentro anche io, pronta a far eiaculare quei cazzi a suon di seghe e pompini. Adorai ricevere una tripla dose di sborra in bocca. Adesso sì che l'equilibrio familiare è completamente ripristinato, non trovate?































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