venerdì 12 dicembre 2025

Ufficio a luci rosse

Sono Dorotea. In ufficio la vita non è sempre facile se ci sono dei Capi severi. Lavoravo in una grossa Azienda. Le mie colleghe si lamentavano del trattamento che il dirigente le riservava. Io, fino a quel momento, non avevo ricevuto particolari fastidi ma, come si dice, meglio prevenire che curare. Non volevo essere vessata, rotta i coglioni sul lavoro e così decisi di giocare d'anticipo. Seppi, tramite una collega, che il Capo si recava spesso in sauna. Mi infilai lì dentro e gli propinai un succulento pompino. L'uomo, venendo, allagò le tettone di sperma. Pensai di averlo tirato dalla mia parte, dopo quel servizietto. Qualche giorno dopo, il tipo mi chiamò in ufficio spiegando di aver pensato ad un incarico per la sottoscritta quale assistente speciale del figlio. In parole povere, per stare tranquilla, avrei dovuto andare a letto con questo giovane tizio. Scelsi l'approccio più plateale, mi inserì durante una sorta di riunione dove c'erano altri impiegati tra cui una donna schizzinosa e bigotta. Mi spogliai davanti a tutti provocando il figlio del Capo finchè lui ci stette. I miei proverbiali bocchini, con leccate di asta e annesso riuscchio di palle, non gli lasciarono troppo spazio per pensare. In men che non si dica mi ritrovai sfondata dal suo bel cazzo. La donna, sconcertata, andò via, mentre alcuni impiegati di sesso maschile, eccitati, rimasero a guardare. Quel sontuoso cazzo mi fece arrivare, dopodichè usai la bocca e le tette per portare il figlio del principale all'orgasmo. La sborra schizzò dappertutto a fiumi, nella mia bocca ma anche sulle tettone. Dopo un trattamento del genere, sia il padre che il figlio, mi trattarono con i guanti. Diventai ben presto la loro vice e gli altri impiegati mi portavano tutte le mattine la colazione. Ci vuole competenza per fare carriera, no?    









































0 commenti:

Posta un commento